Altre Collezioni Il Palazzo custodisce molteplici oggetti ed arredi, interessante e la raccolta di sculture lignee per lo più di soggetto religioso, la collezione di sigilli dal XV al XVIII secolo, una serie di ventagli ed altre collezioni minori.
Le Cartoline Ogni collezione nasce fondamentalmente da una passione culturale. La collezione di Pierluigi Martorana Genuardi è stata condotta attraverso un percorso ben compiuto e definito; originariamente nata come una raccolta di corrispondenza di famiglia, attraverso la quale si mandavano saluti dai posti visitati all’inizio del ‘900, è divenuta una vera collezione. Oggi è stata in parte catalogata e classificata con rigore scientifico e documentale. La collezione di cartoline regionalistiche è senza alcun dubbio, fra le raccolte popolari, quella che può divenire, grazie alla datazione certa, uno strumento per poter documentare visivamente le diverse trasformazioni dei contesti urbani lungo un arco di tempo che va dagli ultimi anni del secolo XIX (periodo in cui la cartolina fa la sua apparizione) fino ai nostri giorni. La cartolina, oltre a far intravedere nel tempo l’evoluzione della tecnica fotografica e del processo di stampa, è la testimonianza di un luogo visitato e al tempo stesso la fonte documentaria di cui si serve il collezionista per individuare, scoprire e datare un evento straordinario, in grado di far riconoscere l’immagine della città o di un luogo rappresentando una tipica condizione ambientale. La cartolina, quindi, diviene strumento di antropologia visiva capace di offrire diverse chiavi di lettura di un centro urbano, di uno spazio, di un evento. Al tempo stesso documentazione storica di uno spazio fisico, di un monumento, di una piazza, di una strada ed anche attestazione di un uso, di un costume, di un momento memorabile o appartenente alla quotidianità. Ampia e varia la collezione di cartoline illustrate, pubblicitarie, regionalistiche consta di circa 40.000 pezzi. Attualmente in fase di catalogazione.
Le Cartoline Militari Interessante e varia è la raccolta delle mattonelle devozionali e dei mattoni di censo, dense di storia e di messaggi iconografici, legati ai più venerati Santi di Sicilia. L’esposizione riguardante circa 200 pezzi è volutamente proposta in ordine sparso, perché non si vuole dare alle collezioni un taglio museale ma si vuole offrire al visitatore la visione di un ambiente di altri tempi. I mattoni qui presenti sono di vario tipo, votivi, di censo, con stemmi nobiliari o più semplici con le iniziali e i luoghi di appartenenza, ora il convento, ora la parrocchia. Altri rappresentavano simboli legati a botteghe artigiane. Furono realizzati anche mattoni con scritte dialettali, come questa giaculatoria a protezione di una importante dimora feudale: Io chiudo la porta mia con il manto di Maria, con l’anello di San Simeone, Dio ne scampi di male persone, cu voli fari mali a mia, nun avi nè forza nè valia… O come quella contro fulmini e saette che si trova nel salone Allegorie. Figure di Santi di diverse dimensioni da quelli più popolari a quelli più raffinati, venivano venerati nelle edicole a protezione dai dolori, dalla fame e dai mali. Completa la raccolta una ricca collezione di pannelli maiolicati con mattonelle, riggiole ed azulejos dal XVI – XVIII secolo.
Le Collezioni di Palazzo Asmundo Carrozze e Portantine In Sicilia la scarsa e insufficiente viabilità, dalla caduta dell’Impero romano fino al XIX secolo, e il cattivo stato delle vie di comunicazioni esistenti, hanno sempre reso estremamente difficoltosi i viaggi e gli spostamenti. Prima della diffusione delle carrozze, i mezzi di trasporto per persone erano: la portantina, la sedia volante, la seggetta, adatte a trasportare una sola persona e trainate da uomini, i cosidetti “seggitteri” o “vastasi di cinga” ; la lettiga, per due o più persone, a trazione animale. Portantine, lettighe e carrozze avevano in comune la qualità padronale e da nolo. La lettiga fu il mezzo di locomozione più usato in Europa dalla fine del 1200 fino al XVIII secolo. Essa consisteva in una cassa avente all’interno due sedili vis à vis dove prendevano posto due persone ed era fornita di due sportelli e di quattro finestrelle con vetri per l’inverno e con tavolette forate, per la circolazione dell’aria, in estate. Era sorretta da due lunghe aste alle cui estremità venivano attaccati i cavalli – per i servizi di città – o i muli – per i viaggi attraverso le campagne – di solito uno avanti e l’altro dietro. Gli animali erano condotti per la testa da due lettighieri in livrea. Per i viaggi all’interno dell’isola, cioè verso i feudi e i castelli, la lettiga impiegava un’ora per percorrere quattro chilometri. Durante l’ultimo periodo del Rinascimento comparve e si sviluppò in Italia la carrozza, cioè il primo veicolo dotato di sistema di sospensione della cassa (o scocca) dalle ruote, realizzato con cinghioni in cuoio o catene. II centro di maggiore produzione inizialmente fu Milano, ma ben presto maestri carrozzieri si trovavano in tutte le principali città. A Palermo l’uso delle carrozze cominciò a diffondersi nei primi del XVII secolo e già nel 1647, ne circolavano tra pubbliche e padronali, settantadue. Uno dei primi modelli fu il calesse, portato da Vincenzo Percolla. Fino da allora in questa città, come nel resto d’Europa, i viaggi in carrozza erano un evento abbastanza eccezionale e riservato solo alle dame: gli uomini cavalcavano a fianco della carrozza; ma ben presto il loro uso si estese a tutta I’aristocrazia senza distinzione di sesso. Alla fine del secolo XVIII circolavano a Palermo circa 784 carrozze. E nello stesso secolo erano sorte in Sicilia molte botteghe artigiane specializzate nella costruzione delle carrozze: i carrozzieri, i chiavettieri, i falegnami, gli intagliatori, gli addoratori, i budatori (cioè doratori delle parti in rame e altre minuterie metalliche), i pittori, i guarnamentari (specializzati in rifiniture e finimenti in cuoio per attacchi). oltre ai Sala, Boschetti, Colla, Belloni a Milano, i Corrotti a Torino, i Nenci a Firenze, ricordiamo i Papale a Catania, i Guarrata, i Di Stefano, i Di Leo, i Caravita Bagnacavallo, i Gallitano a Palermo dove Fiorelli e Conigliaro, nell’antica via Cintorinai erano i migliori fornitori di finimenti in cuoio, di fruste, redini, briglie, morsi, selle, staffe, ecc. Nel secolo scorso la carrozza vide il suo massimo fulgore. Divenne leggera e veloce, elegante, pratica, capace di soddisfare tutte le esigenze, come mezzo di locomozione di pubblica utilità, simbolo e misura di rango sociale. Furono create le molle ad arco e quelle a balestra fino ad un massimo di otto, per consentire un migliore molleggio; nella seconda metà del secolo, il cerchione in ferro delle ruote fu sostituito con un cerchio di gomma piena. Furono creati una grande varietà di modelli, soprattutto in Inghilterra e in Francia, che ebbero grande diffusione anche in Sicilia, come il landau, il break, la vittoria, il duc, il coupé, il vis-à-vis, il clarence, il brougham, il mail-coach ecc., nelle varianti da viaggio e da passeggiata, ordinari e di lusso. A Palermo le occasioni fondamentali in cui si ostentava il proprio cocchio erano di solito: d’inverno, la passeggiata dal quadrivio di Piazza Croci a quello di Piazza Villena in via Maqueda, al Foro italico da Porta Felice a Piazza S. Erasmo. “La passeggiata a la Marina” si svolgeva con grande fasto. Inoltre un’occasione particolare per ostentare gli attacchi era, in primavera, il famoso “Corso dei fiori”, organizzato e voluto dal Comm. Ignazio Florio Junior. La manifestazione si svolgeva lungo la Via Liberta, già delimitata da una serie di palazzine Liberty, fino al parco della Favorita. In autunno la “Caccia alla volpe” era un altro importante appuntamento sociale. Essa si svolgeva lungo il percorso piazza Indipendenza – Favorita, e terminava, dopo una galoppata per l’inseguimento finale, nei pressi dell’Ercole Farnese con un pic-nic campestre. Tali consuetudini nei primi decenni di questo secolo piano piano andarono scomparendo. Con la diffusione delle prime automobili, le carrozze caddero sempre più in disuso, e rimasero depositate e “dimenticate” nelle rimesse degli antichi palazzi o nelle tenute di campagna. Grazie all’opera di ricerca e di raccolta svolta da alcuni collezionisti, tale patrimonio storico si è in parte salvato. In particolare Vincenzo Martorana Genuardi di Molinazzo, nato a Palermo il 19 settembre 1936 e recentemente scomparso nel marzo 1999, è stato un collezionista entusiasta e poliedrico per i suoi interessi culturali ampi e la sua attenzione per qualunque segno significativo della storia. Fin dal primi anni Sessanta estrinsecò i suoi vari interessi culturali avviando la costruzione di singolari e diverse collezioni come: cartoline d’epoca (circa 40.000), di ceramiche dal XlV al XlX secolo, di mattonelle in maiolica, di armi bianche e da fuoco, di immagini devote tradizionali, di libri antichi sulla Sicilia. Ebbe anche uno spiccato interesse per la storia della locomozione e in particolare cominciò a costituire una collezione di carrozze a partire dal recupero di alcuni “legni” di famiglia, esistenti presso I’abitazione nella villa seicentesca di via Centorbe, in contrada Ingastone Olivella a Palermo, e di altre carrozze “dimenticate” nella tenuta di campagna a Sciacca, di provenienza della famiglia Quartararo-Vertrano. A questo primo nucleo comprendente sopratutto carrozze ottocentesche rappresentative dei modelli più diffusi in quel secolo si aggiunsero altri esemplari: due duc, alcuni coupè, due Vittoria,una Clarence, una Charrette, una Military, un calessino, una “Domatrice”, quattro landau, due Vis-à-Vis, due …
Libri e Stampe della Biblioteca La piccola biblioteca storica del Palazzo, proveniente per lo più dal fondo dell’archivio della Famiglia Martorana Genuardi, consta di alcune migliaia di volumi, fra cui spiccano le opere riguardanti la storia della Sicilia con libri di araldica, storia, con parecchi atlas e molte opere di pregio. Molte anche le tavole e le stampe custodite, fra cui spiccano le bellissime tavole acquarellate del De Gheyn, le raccolte naturalistiche, la famosa e preziosa Bibbia degli Artisti di De Honz del 1728 etc.
Le Vedute e le Piante di Palermo Interessante e varia è la raccolta di vedute riguardanti la Sicilia, si tratta di oltre 900 tavole, di varia epoca e di vario formato. Fra di esse meritevoli di essere ricordate, citiamo le tavole dell’Houel, del San Non, del Wilkins, Ostervald etc. Oltre ad una serie di opere complete, di volumi e libri rari riguardanti la Sicilia e la sua storia. Di notevole rilevanza anche la raccolta di piante in proiezione assonometrica e prospettica della città di Palermo dal 1500 al 1800. Citiamo a titolo semplificativo ed non esaustivo quelle del Bertelli, Maringo, Braun-Hogenberg, Meissner, Hondius, Hulsius, Merian, Scoto, Blaeu, Gallello, Stridbeck, Bodeneher, Mortier, de Fer, Aveline, Chiquet, van Keulen, Cichè, Vander Aa ed altri ancora. Da citare per la rarità e l’unicità anche alcune rare vedute di Friedrich Bernhard Werner.
Le Carte Geografiche Il palazzo ospita, in una sala dedicata una vasta collezione di carte geografiche antiche, mappe dal XVI al XIX secolo, per lo più riguardanti la Sicilia, a cui si aggiunge una ricca raccolta di piante della città di Palermo. La collezione nel suo complesso costituisce un nucleo cartografico completo per lo studio dell’Isola. Accanto alle carte originali sono state raccolte ed inventariate in copia anche le carte geografiche, le carte nautiche, gli atlanti raffiguranti l’Isola di cui molte manoscritte custodite presso i più importanti musei e biblioteche del mondo. Attraverso lo studio di tali carte è possibile riscontrare nel corso dei secoli tutte quelle informazioni geografiche o altri fenomeni spaziali (laghi, fiumi, strade, città…) che individuano l’area rappresentata, la posizione e l’aspetto. La posizione ci consente di individuare dov’è un particolare elemento geografico sulla superfice della terra e quali sono le relazioni con gli altri elementi. L’aspetto ci illustra sia le caratteristiche qualitative (nome, tipo…) che quelle quantitative (area, lunghezza…). Ciascuna carta geografica custodita a Palazzo Asmundo presenta, oltre alle informazioni spaziali e descrittive, alcune caratteristiche tecniche che la definiscono e ne determinano l’uso. Tali caratteristiche spesso includono la scala, l’accuratezza, il sistema di proiezione ed il sistema di cordinate.
Mattoni di Censo, Riggiole ed Azulejos Interessante e varia è la raccolta delle mattonelle devozionali e dei mattoni di censo, dense di storia e di messaggi iconografici, legati ai più venerati Santi di Sicilia. L’esposizione riguardante circa 200 pezzi è volutamente proposta in ordine sparso, perché non si vuole dare alle collezioni un taglio museale ma si vuole offrire al visitatore la visione di un ambiente di altri tempi. I mattoni qui presenti sono di vario tipo, votivi, di censo, con stemmi nobiliari o più semplici con le iniziali e i luoghi di appartenenza, ora il convento, ora la parrocchia. Altri rappresentavano simboli legati a botteghe artigiane. Furono realizzati anche mattoni con scritte dialettali, come questa giaculatoria a protezione di una importante dimora feudale: Io chiudo la porta mia con il manto di Maria, con l’anello di San Simeone, Dio ne scampi di male persone, cu voli fari mali a mia, nun avi nè forza nè valia… O come quella contro fulmini e saette che si trova nel salone Allegorie. Figure di Santi di diverse dimensioni da quelli più popolari a quelli più raffinati, venivano venerati nelle edicole a protezione dai dolori, dalla fame e dai mali. Completa la raccolta una ricca collezione di pannelli maiolicati con mattonelle, riggiole ed azulejos dal XVI – XVIII secolo.
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